sabato 12 gennaio 2008

HAPPIEST DAYS OF OUR LIFE + ANOTHER BRICK IN THE WALL (PART II)

The Happiest Days of our Lives (Waters) 1:20

When we grew up and went to school
There were certain teachers who would
Hurt the children in any way they could

"OOF!" [someone being hit]

By pouring their derision
Upon anything we did
And exposing every weakness
However carefully hidden by the kids
But in the town, it was well known
When they got home at night, their fat and
Psychopathic wives would thrash them
Within inches of their lives

Link: http://www.pink-floyd-lyrics.com/html/the-happiest-days-wall-lyrics.html


Another Brick in the Wall Part 2 (Waters) 3:56

We don't need no education
We dont need no thought control
No dark sarcasm in the classroom
Teachers leave them kids alone
Hey! Teachers! Leave them kids alone!
All in all it's just another brick in the wall.
All in all you're just another brick in the wall.

We don't need no education
We dont need no thought control
No dark sarcasm in the classroom
Teachers leave them kids alone
Hey! Teachers! Leave them kids alone!
All in all it's just another brick in the wall.
All in all you're just another brick in the wall.

"Wrong, Do it again!"
"If you don't eat yer meat, you can't have any pudding. How can you
have any pudding if you don't eat yer meat?"
"You! Yes, you behind the bikesheds, stand still laddy!"

Link: http://www.pink-floyd-lyrics.com/html/another-brick-2-wall.html

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Ho aggiunto a destra una sezione Download.

Ringrazio:

- AltraOfficina, dalle cui pagine dedicate ad Ivan Illich ho tratto i libri "Descolarizzare la Società" e "Per una Storia dei Bisogni" (convertendoli da RTF a PDF).

- Gli Studenti Libertari di Napoli. Sul loro blog ho trovato i testi "Il falso principio della nostra educazione" di Max Stirner e "Avviso agli Studenti" di Raoul Vaneigem (già in PDF).

- ComeDonChisciotte per l'hosting dei file.

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ANARCHOPEDIA


Anarchopedia è "un progetto per lo sviluppo di una enciclopedia multi-lingua, finalizzata a chiarificare teorie e pratiche del movimento anarchico nel suo complesso, ma anche a porsi in sé come esperienza anarchica di azione diretta. Infatti, essendo questo sito un wiki, chiunque può aggiungere nuove pagine o modificare le pagine esistenti".

Ho aggiunto Anarchopedia ai link, e in particolare la pagina relativa alla Pedagogia. Sarebbe cosa buona e giusta se qualcuno con più conoscenze e solerzia del sottoscritto volesse contribuire per ampliare quella ed altre pagine.

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MARCELLO BERNARDI: UNA CINTURA NERA PER INSEGNARE A VIVERE

Data: 19 maggio 1998

Questo articolo è un'intervista di Daniela Condorelli a Marcello Bernardi noto pediatra e cintura nera di Judo, molto interessante per i genitori dei piccoli judokas e per i judokas stessi.

Marcello Bernardi non è solo il guru della pediatria italiana, è un "judoista di rango" che ha imparato il primo comandamento del judo: dare, senza alcuna contropartita.

Oggi, molti anni dopo aver segnato una svolta storica nella scienza dell'infanzia liberando il bambino dalle superstizioni che lo costringevano, vuole trasmettere un'esperienza meno nota ai genitori e ai suoi lettori. L'esperienza di Marcello Bernardi judoka. Di fronte a una società che si regge sulla trinità "successo, potere, soldi", Bernardi riflette sulla necessità di cambiare il mondo e propone uno strumento: l'arte del judo. Con la sua trinità: "corpo, mente, cuore". Nasce così il libra, scritto a quattro mani con il maestro di judo Cesare Barioli per Luni editrice (in libreria dal 22 maggio), Corpo mente cuore, un dibattito tra l'armata occidentale, descritta da Bernardi, e l'orda selvaggia orientale, sostenuta da Barioli.

Perché un libro sul judo?

Perché il judo è uno strumento per cambiare il mondo. Nel libro io sostengo una tesi: che il mondo debba essere cambiato. L'uomo ha percorso, da sempre, la strada dell'avidità, dell'idolatria del denaro. Da quando l'umanità ha scelto il vitello d'oro, la parola d'ordine è "badare al sodo", all'imitazione di padroni e campioni, a far conti, a rafforzare la propria immagine, a guadagnare e a prendere. Il nostra corpo è diventato merce, la nostra mente si è trasformata in un registratore di cassa, il nostra cuore è stato imbavagliato. E il prezzo da pagare è la paura. Abbiamo paura di tutto: della sofferenza, della malattia, della morte, della povertà, della solitudine, del mondo. Per dirlo con le parole di Cesare Barioli: il cuore è lo spirito, l'anima, il centro di coscienza che può essere seppellito da un'educazione tendenziosa. La mente è un magazzino/strumento che archivia immagini; dovrebbe essere al servizio del cuore, ma in realtà è spesso influenzata dal corpo. Quest'ultimo è una comunità di cellule sotto il controllo del cuore. Nel judo, cuore, mente e corpo si unificano, cioè si concentrano su un principio morale che si sintetizza nel "migliore impiego delle energie"

In che senso il Judo è uno strumento per educare?

L'idea fondamentale alla base del judo è arrivare a dare incondizionatamente, senza nulla in cambio. "Tutti insieme per progredire", affermava il suo fondatore. Perché facendo judo miglioro me stesso per essere utile agli altri. Il judo è una strada per arrivare a questo, perché permette di conquistare il vuoto della mente e quindi di entrare in sintonia con il cuore. Dopo anni di parcellizzazione del bambino e della pediatria, la nuova generazione di pediatri sta recuperando il senso clinico, cioè l'impiego della ragione. Sta recuperando la visione di insieme del suo piccolo paziente. E in questo sarebbe facilitata dalla pratica del judo, che io suggerisco a tutti i giovani pediatri.

Lei scrive: "nella mia vita ho imparato metà dai bambini e metà dal Judo. Il bello è che ho imparato le stesse cose da entrambe le parti".

É vero. Da quando ho iniziato a fare il pediatra, cinquant'anni fa, avrò visto venti, trentamila bambini. Ho cercato di osservarli, di capire la loro realtà, la profondità del loro dolore, la loro benevolenza. Ho vista un bambino rincorrere uno scorpione per accarezzarlo, e un altro (era maggio del '45 in un paesino di rifugiati prima dell'arrivo degli americani) dare del pane ad un cane de!le SS addestrato ad uccidere. I bambini sono leali, sinceri, generosi, non hanno paura, non conoscono la viltà; siamo noi che con la pretesa di "educarli", insegnamo loro ad aver paura, ad essere vili, a diventare furbi. Dal judo ho appreso la sincerità, l'armonia, la decisione, il coraggio, il rispetto. Pensiamo al senso del colore della cintura: non è un grado, una gerarchia, ma un segnale di rispetto, un avvertimento sulla preparazione di chi la indossa. Di fronte ad una cintura gialla o marrone, so come comportarmi, cosa posso o non posso fare. Il judo insegna la generosità, elimina l'astio, il rancore, l'ansia di vincere.

Il bambino prima di tutto, il bambino al centro. È questa la grande svolta della pediatria di cui Marcello Bernardi è stato promotore.

Quarant'anni fa il bambino era un oggetto. Lo è ancora, ma c'è una differenza: è cambiata la collocazione. Era un oggetto da tutelare e far crescere uguale agli altri, omologato; ora è esattamente la stessa cosa, ma è stato messo su un piedistallo come.un feticcio. Il bambino di oggi è uno status symbol: per lui si vogliono i migliori vestiti e le migliori scuole, lui deve essere il più nutrito, il più bello. Si può essere disposti a dare la vita per lui, ma rimane pur sempre un oggetto. L'idea che sia una persona con diritti più grandi di quelli degli adulti e con doveri irrilevanti (perché ha pochi strumenti a disposizione), non ci sfiora. I genitori dimenticano troppo spesso di essere solo la "freccia che lancia i propri figli verso case future che neppure in sogno potranno visitare". Dimenticano che il mestiere del bambino è andare verso il mondo e il loro è aiutarlo ad andarsene.

Come svolgerlo, allora, questo difficile mestiere?

Fare i genitori significa uscire da se stessi, non contare più come persona. Abbiamo dato vita a un nuovo essere e siamo totalmente al suo servizio. Il genitore è prima di tutto un modello di cui il bambino ha bisogno, in cui crede ciecamente (gli esperti parlano di "fiducia primaria"). Per il bambino, tutto quello che il genitore fa è sacrosanto, "deve" essere fatto così. Ma sono i comportamenti quotidiani che contano: le nostre amicizie, i nostri gusti, i nostri atteggiamenti educano. Non ho mai vista un maestro di judo mettersi in cattedra a emanare leggi e regolamenti. No, vive sulla materassina, mostra, fa vedere.

Che ruolo hanno l'obbedienza, le regole?

Nessuno. Aveva ragione Don Milani: l'obbedienza non è una virtù. Mi pare piuttosto che sia un'abdicazione alla propria dignità, alla qualità di esseri umani. Una forma di alienazione da se stessi. Perché quando c'è è suggerita dalla paura. Di essere abbandonati, disapprovati, puniti. L'obbedienza implica omologazione, un mostro che incombe anche sulla scuola dove sopravvive la convinzione che l'obbedienza sia una virtù. L'educazione è uno scambio, un modo di esistere, di fare, di affrontare la vita. La vera scuola non è quella, grottesca, fatta di programmi uguali per tutti e dl classificazione, in cui non si va per ricevere, ma per diventare primo della classe. Il sistema scolastico, così come è strutturato oggi, è valido solo per creare egoisti. Non dimentichiamo che il mondo sociale del bambino non è per lui uno dei mondi possibili, ma l'unico. Così il primo della classe o l'asino dovranno mantenere con ogni mezzo il loro rango. Il primo sarà perciò indotto a recitare sempre la parte del "superiore" e il secondo a ricorrere a ogni truffa pur di sopravvivere. É la cosiddetta teoria dell'etichettamento in cui tutte le energie sono convogliate per tenere in vita il personaggio definito dall'etichetta. Un'ottima introduzione al più spietato egoismo. Passiamo alle regole. Sono uno strumento per convivere civilmente, ma non vedo come possano avere a che fare qualcosa con l'educazione che si vale di ben altri strumenti come l'affetto, il rispetto, la libertà. Questo non vuol dire che le norme vadano escluse, ma che ne vada esclusa l'imposizione, questo sì. Ci sono alcune norme tecniche inevitabili (il bambino non può giocare sul davanzale del balcone all'ottavo piano), ma non educative. L'importante è che non diventino antieducative. Che non costituiscano cioè una minaccia, un ricatto affettivo, un'imposizione e, soprattutto, che non siano troppe o ripetute troppo spesso. Anche di parole ci può essere inflazione: quando sono troppe, non valgono più nulla.

Link: http://www.scuola-judo-tomita.com/dojo/articoli/archivio001/art001.htm

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domenica 6 gennaio 2008

"L'INFANZIA E LA DEMOLIZIONE DELLA LIBERTA'"

L'addio a Marcello Bernardi: un'intervista del 1997
"Ogni bambino è un principe della luce che poi con l'educazione diventa una sorta di cretino"




di FABIO DE SANTI

«Quando il bambino cresce e va all'asilo nido o alla scuola materna avanza l'armata degli ducatori di cui anche i genitori fanno parte integrante. Gli educatori seguono teorie che portano ad una tirannia intransigente e incrollabile. L'educatore non tentenna mai ed è pronto ad impartire quelle norme che sovrastano la vita del ragazzino».

Così scrive Marcello Bernardi, noto medico, pediatra ed educatore libertario, propugnatore di un nuovo modo di intendere il rapporto genitore bambino, nel suo saggio «I tre nemici» apparso sul libro «Il bambino fra autorità e libertà» publicato dai tipi dell'Eleuthera. Un saggio in cui Bernardi affronta, tra l'altro, anche il tema dell'educazione del bambino nel suo rapporto con la scuola, gli insegnanti-educatori, in una prospettiva che non può essere che fortemente critica.

Una posizione che ci siamo fatti spiegare da Marcello Bernardi che abbiamo raggiunto al telefono nella sua abitazione di Milano.

In questo periodo si fa un gran parlare di scuola pubblica e privata dimenticando probabilmente il ruolo della scuola nell'ambitodell'educazione del bambino. Qual è a suo avviso la situazione in questo momento in Italia?

«Decisamente negativa. La scuola è rimasta ai livelli del fascismo: tanta burocrazia, voti, compitini, pagelle, ma soprattutto feroce competizione fra i bambini. Il contrario insomma di quello che dovrebbe, a mio avviso, essere la scuola cioè un luogo di socializzazione fra bambini, di crescità, di rispetto della libertà del singolo».

Tutta colpa degli insegnanti?

«Assolutamente no. Ci sono molti insegnanti in gamba che nonostante i meccanismi di sopraffazione messi in azione dal sistema scolastico cercano di avere un rapporto diverso con gli alunni, di incuriosirli durante le lezioni.Cercano cioè di favorire l'unione, l'amicizia, il vero rispetto fra i compagni e non certo il sistema deleterio della competizione».

Lei vede qualche possibilità concreta di cambiamento in quella sorta
di moloch che è la scuola?

«E' difficile immaginarlo in questo momento. La cosa importante per un progressivo cambiamento delle cose è che l'insegnante capisca di non essere un burocrate ma una persona. Anzi non solo una semplice persona ma colui che spesso esercita un ruolo fondamentale,come esempio e punto di riferimento, per il bambino al di fuori dell'ambito familiare».

Molti educatori affermano che oggi è più difficile confrontarsi con i bambini, diventati più esigenti, viziati e finanche cattivi...

«Sono luoghi comuni e per giunta calunniosi proprio nei riguardi dei bambini! I bambini di oggi non sono certo diversi, nel bene e nel male, dai bambini di dieci o venti anni fa. Sono però, e questo è certo, decisamente frastorati e disorientati. I bambini sono insicuri, perchè sentono sempre più l'assenza psicologica dei loro familiari e anche degli insegnanti. Mancano cioè di quei punti di riferimento fondamentali per la loro crescita».

E il ruolo dei genitori?

«Purtroppo i genitori trascurano quella che io definisco "strategia dell'attenzione". Danno cioè grande attenzione agli aspetti materiali, ricoprendo quando possono i figli di regali, di cose appunto materiali, ma non danno loro quell'attenzione di cui i bambini hanno disperato bisogno. Accanto a questo riversano, cosa ancor più deleteria, le loro ambizioni sui figli ponendoli in competizione con altri bambini per essere migliori, più bravi...».

Questo si inserisce anche nel rapporto con la scuola?

«Certo perché i genitori o non hanno tempo, soffocati dai ritmi di vivere di questa nostra società, o non vogliono avere contatti con la scuola. Per questo i ragazzi vengono abbandonati spesso nelle mani di insegnanti che non sono all'altezza del loro compito. E'una situazione difficile».

Ci sono vie d'uscita?

«Vorrei ricordare ai genitori le parole di un famoso pedagogo olandese: "ogni bambino è un prinicpe della luce che poi con l'educazione diventa una sorta di cretino". In tanti anni di lavoro mi è capitato di vedere molti ragazzini, quasi tutti, dotati di immaginazione, coraggio, sete di conoscere, e pochi, quasi nessuno, provvisti della virtù di quell'obbedienza cieca, pronta e assoluta che molti educatori e genitori vorrebbero. Ma poi, mediante l'educazione, sono stati corretti, svuotati, di immaginazione e di coraggio e riempiti di obbedienza. Voglio dire che bisogna fare
in modo che ogni persona, anche in età infantile, sia libera di essere ciò che è e non subisca quel processo di smantellamento della libertà a cui tutti continuiamo ad essere sottoposti».

Ieri a Milano è morto Marcello Bernardi, grande pediatra e fra i padri della moderna pedagogia,
nato a Rovereto nel 1922.

Per ricordare un protagonista della cultura libera in Italia, riproponiamo questa intervista che risale al 1997 e che si trova nel nostro sito da circa un anno.

Nell'intervista, Bernardi analizza il rapporto fra i bambini e le agenzie educative - prime fra tutte scuola e famiglia - rilevandone i gravi difetti e offrendo una ricetta che si richiama alla pedagogia libertaria.

- Fra i libri di Marcello Bernardi ricordiamo il recente "L'infanzia tra due mondi", edito da Fabbri nell'ottobre 2000; "Conversazioni con Marcello Bernardi. Il libertario intolerante", edito da Elèuthera a cura di Roberto Denti; "Gli imperfetti genitori"; "L'avventura di crescere"; "La maleducazione sessuale"; "Educazione e libertà"; "Il nuovo bambino"; "Il figlio facoltativo"; "Il problema inventato"; "Adolescenza".

(9 gennaio 2001)

Link: http://www.nonluoghi.info/old/bernardi.html

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sabato 5 gennaio 2008

L'INFELICITA' DI BAMBINI POCO LIBERI E DI EDUCATORI SOCIALMENTE CORRETTI

(Zenone Sovilla, 15 marzo 2000)

Lo sapevate che i bambini sono sempre più cattivi, intrattabili, irrispettosi dei grandi? Sempre più “difficili”?

Probabilmente, lo sapevate, È’ una storia che si sente in giro; anche se bambini non si hanno.


Famiglie improbabili, tripli lavori, tempi sociali che soffocano i tempi biologici, televisione, spazi precari di incontro con l’altro. Forse tutto ciò frammisto anche a uno spontaneo e inconsapevole moto “illuminato” di genitori postmoderni che non vogliono opprimere i figli ma non trovano la misura adeguata. Alla fine, se non ricorrono a tragici clichè autoritari, facendo danni anche peggiori, si rassegnano al disarmo pedagogico, alla disattenzione verso i bisogni reali dei bambini che identificano invece nelle forme dell’avere (cioè in una manifestazione superficiale di una domanda d’altro).


Risultato: bambini “difficili”.


Con i quali, poi, deve fare i conti innanzitutto la scuola. Che pare disorientata più dei bimbi smarriti che si trova di fronte. Barcolla, sembra, anche un certo approccio “progressista” sintetizzabile nella formula "se non puoi liberare il bambino, almeno faglielo credere". Viene in mente Fromm: "Il nostro sistema economico deve creare individui adeguati alle sue necessità, che vogliano consumare sempre di più. Ha bisogno di individui che credano di essere liberi e indipendenti ma che, ciò nonostante, si comportino così come ci si aspetta da loro, uomini che si inseriscano senza attriti nella macchina sociale, che possano essere guidati senza ricorso alla forza”.

Già, tanto sono “difficili” questi bimbi che anche la falsa libertà che ritroveranno da adulti talora viene negata loro da piccoli e riemergono nella scuola tentazioni vagamente autoritarie per tenerli a bada, ferree definizioni gerarchiche dei ruoli maestro-alunno. Non c’è altro da fare, sono bimbi così “difficili”, gli dai un dito e si prendono il braccio: l’auto-difesa del singolo educatore, debole e frustrato, è scontata.

Rimane un dettaglio: “Non esistono bambini difficili, solo bambini infelici" (A. S. Neill, Summerhill School). Allora, se di fondo c’è davvero l’amore per la vita, a un infelice si dovrebbe donare un po’ di felicità, non dure dosi di ansia e paura. Si può discutere, al limite, se libero sia felice (noi crediamo di sì...). Ma è urgente almeno tentare questa via della libertà autoresponsabile.

Se la scuola e i suoi soggetti sono lì per lasciar crescere l’infanzia libera e consapevole, se ancora esiste un'idea di onestà intellettuale, non sembra troppo pretendere magari non ardue risposte perfette qui e ora ma almeno che davanti al disagio si affronti la fatica di cercare altre strade: “Un genitore serio non sa cos’è un genitore: se lo sa non è più serio - un professore serio ha molti dubbi sul suo ruolo: se non ha dubbi è pericoloso» (padre Enersto Balducci). A che cosa servono, altrimenti, esperimenti riusciti come la scuola libertaria di Neill (Summerhill), o Tolstoj, Ferrer, Illich, gli asili di Reggio Emilia, don Milani e tutto il resto?

Certo, siamo in un circolo vizioso, la complessità è disarmante, la catena dura da spezzare. Ma da qualche anello si può cominciare? C’è qualcuno disposto a uno sforzo supplementare di assunzione di responsabilità? In questa grande battaglia per i diritti fra pubblico e privato resta traccia di un qualche dovere etico?

“Nessuno educa nessuno, gli uomini si educano insieme” (Paulo Freire).

Link: http://www.nonluoghi.info/old/bambini.html

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venerdì 4 gennaio 2008

CHIUDIAMO LE SCUOLE


Di Giovanni Papini - 1 Giugno 1914


Diffidiamo de' casamenti di grande superficie, dove molti uomini si rinchiudono o vengono rinchiusi. Prigioni, Chiese, Ospedali, Parlamenti, Caserme, Manicomi, Scuole, Ministeri, Conventi. Codeste pubbliche architetture son di malaugurio: segni irrecusabili di malattie generali. Difesa contro il delitto - contro la morte - contro lo straniero - contro il disordine - contro la solitudine - contro tutto ciò che impaurisce l'uomo abbandonato a sé stesso: il vigliacco eterno che fabbrica leggi e società come bastioni e trincee alla sua tremebondaggine.

Vi sono sinistri magazzini di uomini cattivi - in città e in campagna e sulle rive del mare - davanti a' quali non si passa senza terrore.
Lì son condannati al buio, alla fame, al suicidio, all'immobilità, all'abbruttimento, alla pazzia, migliaia e milioni di uomini che tolsero un po' di ricchezza a' fratelli più ricchi o diminuirono d'improvviso il numero di questa non rimpiangibile umanità. Non m'intenerisco sopra questi uomini ma soffro se penso troppo alla loro vita - e alla qualità e al diritto de' loro giudici e carcerieri. Ma per costoro c'è almeno la ragione della difesa contro la possibilità di ritorni offensivi verso qualcun di noialtri.

Ma cosa hanno mai fatto i ragazzi, gli adolescenti, i giovanotti che dai sei fino ai dieci, ai quindici, ai venti, ai ventiquattro anni chiudete tante ore del giorno nelle vostre bianche galere per far patire il loro corpo e magagnare il loro cervello? Gli altri potete chiamarli - con morali e codici in mano - delinquenti ma quest'altri sono, anche per voi, puri e innocenti come usciron dall'utero delle vostre spose e figliuole. Con quali traditori pretesti vi permettete di scemare il loro piacere e la loro libertà nell'età più bella della vita e di compromettere per sempre la freschezza e la sanità della loro intelligenza?

Non venite fuori colla grossa artiglieria della retorica progressista: le ragioni della civiltà, l'educazione dello spirito, l'avanzamento del sapere…

Noi sappiamo con assoluta certezza che la civiltà non è venuta fuor dalle scuole e che le scuole intristiscono gli animi invece di sollevarli e che le scoperte decisive della scienza non son nate dall'insegnamento pubblico ma dalla ricerca solitaria disinteressata e magari pazzesca di uomini che spesso non erano stati a scuola o non v'insegnavano.

Sappiamo ugualmente e con la stessa certezza che la scuola, essendo per sua necessità formale e tradizionalista, ha contribuito spessissimo a pietrificare il sapere e a ritardare con testardi ostruzionismi le più urgenti rivoluzioni e riforme intellettuali. Soltanto per caso e per semplice coincidenza - raccoglie tanta di quella gente!- la scuola può essere il laboratorio di nuove verità.

Essa non è, per sua natura, una creazione, un'opera spirituale ma un semplice organismo e strumento pratico. Non inventa le conoscenze ma si vanta di trasmetterle. E non adempie bene neppure a quest'ultimo ufficio - perché le trasmette male o trasmettendole impedisce il più delle volte, disseccando e storcendo i cervelli ricevitori, il formarsi di altre conoscenze nuove e migliori. Le scuole, dunque, non son altro che reclusori per minorenni istruiti per soddisfare a bisogni pratici e prettamente borghesi.

Quali? Per i genitori, nei primi anni, sono il mezzo più decente per levarsi di casa i figliuoli che danno noia. Più tardi entra in ballo il pensiero dominante della "posizione" e della "carriera".

Per i maestri c'è soprattutto la ragione di guadagnarsi pane, carne e vestiti con una professione ritenuta "nobile" e che offre, in più, tre mesi di vacanza l'anno e qualche piccola beneficiata di vanità. Aggiungete poi a questo la sadica voluttà di potere annoiare, intimorire e tormentare
impunemente, in capo alla vita, qualche migliaio di bambini o di giovani.

Lo Stato mantiene le scuole perché i padri di famiglia le vogliono e perché lui stesso, avendo bisogno tutti gli anni di qualche battaglione di impiegati, preferisce tirarseli su a modo suo e sceglierli sulla fede di certificati da lui concessi senza noie supplementari di vagliature più faticose. Aggiungete che sulle scuole ci mangiano ispettori, presidi, bidelli, preparatori, assistenti, editori, librai, cartolai e avrete la trama completa degli interessi tessuti attorno alle comunali e regie e pareggiate case di pena.

Nessuno - fuorché a discorsi - pensa al miglioramento della nazione, allo sviluppo del pensiero e tanto meno a quello cui si dovrebbe pensar di più: al bene dei figliuoli.

Le scuole ci sono, fanno comodo, menano a qualche guadagno: ficchiamoci maschi e femmine e non ci pensiamo più.

L'uomo, nelle tre mezze dozzine d'anni decisive nella sua vita (dai sei ai dodici, dai dodici ai diciotto, dai diciotto ai ventiquattro), ha bisogno, per vivere, di libertà.

Libertà per rafforzare il corpo e conservarsi la salute, libertà all'aria aperta: nelle scuole si rovina gli occhi, i polmoni, i nervi (quanti miopi, anemici e nevrastenici possono maledire giustamente le scuole e chi l'ha inventate!) Libertà per svolgere la sua personalità nella vita aperta dalle diecimila possibilità, invece che in quella artificiale e ristretta delle classi e dei collegi.

Libertà per imparare veramente qualcosa perché non s'impara nulla di importante dalle lezioni ma soltanto dai grandi libri e dal contatto personale colla realtà. Nella quale ognuno s'inserisce a modo suo e sceglie quel che gli è più adatto invece di sottostare a quella manipolazione disseccatrice e uniforme ch'è l'insegnamento. Nelle scuole, invece, abbiamo la reclusione quotidiana in stanze polverose piene di fiati - l'immobilità fisica più antinaturale - l'immobilità dello spirito obbligato a ripetere invece che a cercare - lo sforzo disastroso per imparare con metodi imbecilli moltissime cose inutili - e l'annegamento sistematico di ogni personalità, originalità e iniziativa nel mar nero degli uniformi programmi.

Fino a sei anni l'uomo è prigioniero di genitori, bambinaie e istitutrici; dai sei ai ventiquattro è sottoposto a genitori e professori; dai ventiquattro è schiavo dell'ufficio, del caposezione, del pubblico e della moglie [sic!]; tra i quaranta e i cinquanta vien meccanizzato e ossificato dalle abitudini (terribili più d'ogni padrone) e servo, schiavo, prigioniero, forzato e burattino rimane fino alla morte.

Lasciateci almeno la fanciullezza e la gioventù per godere un po' d'igienica anarchia!

L'unica scusa (non mai bastante) di tale lunghissimo incarceramento scolastico sarebbe la sua riconosciuta utilità per i futuri uomini. Ma su questo punto c'è abbastanza concordia fra gli spiriti più illuminati. La scuola fa molto più male che bene ai cervelli in formazione. Insegna moltissime cose inutili, che poi bisogna disimparare per impararne molte altre da sé. Insegna moltissime cose false o discutibili e ci vuol poi una bella fatica a liberarsene - e non tutti ci arrivano. Abitua gli uomini a ritenere che tutta la sapienza del mondo consista nei libri stampati. Non insegna quasi mai ciò che un uomo dovrà fare effettivamente nella vita, per la quale occorre poi un faticoso e lungo noviziato autodidattico. Insegna (pretende d'insegnare) quel che nessuno potrà mai insegnare: la pittura nelle accademie; il gusto nelle scuole di lettere; il pensiero nelle facoltà di filosofia; la pedagogia nei corsi normali; la musica nei conservatori.

Insegna male perché insegna a tutti le stesse cose nello stesso modo e nella stessa quantità non tenendo conto delle infinite diversità d'ingegno, di razza, di provenienza sociale, di età, di bisogni ecc.

Non si può insegnare a più d'uno. Non s'impara qualcosa dagli altri che nelle conversazioni a due, dove colui che insegna si adatta alla natura dell'altro, rispiega, esemplifica, domanda, discute e non detta il suo verbo dall'alto.

Quasi tutti gli uomini che hanno fatto qualcosa di nuovo nel mondo o non sono mai andati a scuola o ne sono scappati presto o sono stati "cattivi" scolari.

(I mediocri che arrivano nella vita a fare onorata e regolare carriera e magari a raggiungere una certa fama sono stati spesso i "primi" della classe.)

La scuola non insegna precisamente quello di cui si ha più bisogno: appena passati gli esami e ottenuti i diplomi bisogna rivomitare tutto quel che s'è ingozzato in quei forzati banchetti e ricominciare da capo.

Vorrei che i nostri dottori della legge, per i quali la scuola è il tempio delle nuove generazioni e i manuali approvati sono i sacri testamenti della religion pedantesca, leggessero almeno una volta il saggio di Hazlitt sull'Ignoranza delle persone istruite, che comincia così: "La razza di gente che ha meno idee è formata da quelli che non son altro che autori o lettori. E' meglio non saper né leggere né scrivere che saper leggere e scrivere, e non essere capaci d'altro". E più giù: "Chiunque è passato per tutti i gradi regolari d'una educazione classica e non è diventato stupido, può vantarsi d'averla scappata bella".

Credo che pochissimi potrebbero - se sapessero giudicarsi da sé - vantarsi di una tal resistenza. E basta guardarsi un momento attorno e vedere quale sia la media intelligenza de' nostri impiegati, dirigenti, professionisti e governanti per convincersi che Hazlitt ha centomila ragioni. Se cìè ancora un po' d'intelligenza nel mondo bisogna cercarla fra gli autodidatti o fra gli analfabeti. La scuola è così essenzialmente antigeniale che non ristupidisce solamente gli scolari ma anche i maestri. Ripeti e ripeti anni dopo anni le medesime cose, diventano assai più imbecilli e immalleabili di quel che fossero al principio - e non è dir poco. Poveri aguzzini acidi, annoiati, anchilosati, vuotati, seccati, angariati, scoraggiati che muovon le loro membra ufficiali e governative soltanto quando si tratta di aver qualche lira di più tutti i mesi! Si parla dell'educazione morale delle scuole.

Gli unici risultati della convivenza tra maestri e scolari è questa: serviltà apparente e ipocrisia dei secondi verso i primi e corruzione reciproca tra compagni e compagni. L'unico testo di sincerità nelle scuole è la parete delle latrine.

Bisogna chiuder le scuole - tutte le scuole. Dalla prima all'ultima. Asili e giardini d'infanzia; collegi e convitti; scuole primarie e secondarie; ginnasi e licei; scuole tecniche e istituti tecnici; università e accademie; scuole di commercio e scuole di guerra; istituti superiori e scuole d'applicazione; politecnici e magisteri.

Dappertutto dove un uomo pretende d'insegnare ad altri uomini bisogna chiuder bottega. Non bisogna dar retta ai genitori in imbarazzo né ai professori disoccupati né ai librai in fallimento. Tutto s'accomoderà e si quieterà col tempo. Si troverà il modo di sapere (e di saper meglio e in meno tempo) senza bisogno di sacrificare i più begli anni della vita sulle panche delle semiprigioni governative.

Ci saranno più uomini intelligenti e più uomini geniali; la vita e la scienza andranno innanzi anche meglio; ognuno se la caverà da sé e la civiltà non rallenterà neppure un secondo. Ci sarà più libertà, più salute e più gioia.

L'anima umana innanzi tutto. E' la cosa più preziosa che ognuno di noi possegga. La vogliamo salvare almeno quando sta mettendo le ali. Daremo pensioni vitalizie a tutti i maestri, istitutori, prefetti, presidi, professori, liberi docenti e bidelli purché lascino andare i giovani fuor dalle loro fabbriche privilegiate di cretini di stato.

Ne abbiamo abbastanza dopo tanti secoli.

Chi è contro la libertà e la gioventù lavora per l'imbecillità e per la morte.

Link: http://studentilibertari.blogspot.com/2007/08/chiudiamo-le-scuole.html

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giovedì 3 gennaio 2008

COME ORGANIZZARE UN ASILO LIBERTARIO

1 Realizzare un progetto educativo-ideologico-didattico

2 Conoscere le caratteristiche psicologiche nei/ nelle bambini/e di quest'età

3 Conoscere (informandosi) le caratteristiche specifiche delle famiglie d'origine dei bimbi/e:

- livello socioeconomico
- livello d'istruzione
- ideologia
- in cosa credono
- che aspirazioni hanno per il proprio figlio/a
- le esperienze scolastiche che hanno avuto: sia positive che negative

4 Pensare e determinare il metodo educativo:

- Permissivo
- Democratico
- Antiautoritario
- Direttivo

5 Determinare il metodo di maturazione delle facoltà intellettive:

- Individualizzato
- Personalizzato
- Collettivo

6 Definire i valori ed i principi che si vogliono trasmettere

7 Specificare la struttura generale dell'asilo:

- autoritaria/gerarchica
- autogestita
- democratica/gerarchica/per delegazione

8 Specificare le responsabilità che si accetteranno secondo le necessità educative, le attidudini e le preferenze del gruppo di educatori/trici

9 Concretizzare in che modo ci si manterrà a livello economico. Preparare un progetto contabile-economico

10 Determinare l'orario di lavoro, sia dentro che fuori dall'asilo, come le assemblee e la dinamica educativa

11 Fare uno sforzo di introspezione per cononoscere le proprie esperienze nel tipo di educazione ricevuta, per non ripetere metodi e situazioni negative

12 Essere coscienti delle proprie limitazioni e degli errori che commettiamo dati dalla struttura autoriataria che possediamo. Sviluppiamo la capacità e la flessibilità per accettare i propri errori e impariamo a correggerli

13 Studiamo ed investighiamo costantemente per saperne di più su quelle scuole libere che hanno avuto importanza nella storia contemporanea

14 Concretizziamo ciò che vogliamo fare e come lo porteremo a termine

15 Essere disposti/e a lavorare molto e a guadagnare poco

Link: http://isole.ecn.org/molino/cli/testi/organize.htm


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mercoledì 2 gennaio 2008

ASILO LIBERTARIO GIRAMONDO

EDUCAZIONE LIBERTARIA



Dietro questa parola che può fare molta paura, si cela in realtà l'esigenza di dare alle nuove generazioni la capacità di essere in grado di gestire la propria vita.

Non deve essere l'adulto che tutto crede di sapere, ad "insegnare" al bambino, ma il bambino stesso, che con la sua voglia di scoprire ci rivelerà un mondo meraviglioso. Ed è da lui che dobbiamo imparare, sarà lui ad "insegnarci" come crescerlo. La libertà nell'educazione significa semplicemente lasciare il bimbo libero di scegliere senza nessuna imposizione, ciò significa un grande lavoro per l'adulto che lo cresce e che deve imparare a confrontarsi con lui, che deve saper sempre rimettersi in discussione.

Tutto questo non significa che lasciamo il bambino divenire un piccolo tiranno, ma anzi, l' "insegnamento" che l'adulto deve sapergli dare è il rispetto della vita e degli altri. Da un semplice concetto come questo possiamo regalare ai nostri bambini la capacità di mettere davvero in pratica il loro modo di vivere la vita. L'educazione libertaria mette molto in discussione i nostri principi e il nostro modo di vedere il mondo, siamo bersagliati dalla pubblicità, ed è molto difficile riprendere in mano la nostra vita. Tornare a metodi più naturali, ad una alimentazione sana e corretta, ad un modo di vita più equilibrato e quindi anche ad un modo più vero nel porsi di fronte all'educazione del bambino è difficile e prevede tempi lunghi prima che si possa davvero credere di aver trovato la strada giusta. I bambini sono esseri puri, se non li contaminiamo con il nostro modo di vivere ( per la maggior parte di noi troppo frenetico) e quindi se riusciamo davvero a porci nell'ottica che i "nostri" bambini abbiano bisogno di un metodo libertario per crescere e mettere in pratica la loro vita allora essi avranno la possibilità di diventare davvero uomini e donne liberi e libere ! ! ! ! ! !

Link: http://isole.ecn.org/molino/cli/testi/edu.htm

PROGETTO

A due anni dall'apertura dello Spazio Ricreativo Giramondo, ci siamo fermate a riflettere su quanto fatto, quello che funzionava e quello che avremmo voluto cambiare. Da qui l'idea di un nuovo progetto, da una parte molto più ambizioso del primo ma dall'altra molto più vicino alle nostre esigenze ed a quelle dei nostri/e bimbi/e.

Questo progetto si basa sulla trasformazione dello Spazio Ricreativo Giramondo in un asilo libero da ogni preconcetto e al di fuori dai parametri statali.


Partiamo dal presupposto di trasformare l'idea iniziale di uno spazio per bimbi accompagnati dalle mamme, ad uno spazio dove la finalità sia quella di proporre un'alternativa valida agli asili statali esistenti e dove i bambini non siano più seguiti dai genitori ma da educatrici/ori capaci di mettere in pratica il metodo educativo libertario.

Ovvero:
- gruppo iniziale di max 10 bambini dai 2 ai 6 anni seguiti da 2 "educatrici/tori" con esperienza pedagogica e mentalità libertaria che lavorino al progetto

- un gruppo di sostegno attivo, formato da genitori e da sostenitori convinti della pedagogia libertaria che si assumeranno il compito di autogestire con il gruppo bambini e le 2 educatrici/ori le seguenti cose:

- cucina - pulizie - giardino - contabilità - atelier -

- un gruppo di sostegno finanziario il cui scopo è promuovere e sostenere il progetto assumendosi il duro compito di finanziare ogni mese una somma pattuita che servirà a pagare le spese dell'asilo.

Le/Gli educatrici/tori saranno retribuite/i in quanto non avranno molte possibilità di svolgere altri lavori per mantenersi, l'ideale sarebbe una cifra di 1000 fr per sopravvivere nel sistema consumistico vigente.
(in attesa che le cose cambino)

Per i bambini regolarmente iscritti si chiederà un contributo indicativo di 150 fr al mese per bambino.

Link: http://isole.ecn.org/molino/cli/testi/project.htm

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METODO D'INSEGNAMENTO AD UN'EDUCAZIONE AUTOGESTITA


Tratto dalla scuola libera Paideia

Dobbiamo creare scuole libere, l'educazione è la base della nostra lotta.

Matilde Felix Carrassquer

Un'educazione autogestita presuppone la sua realizzazione nell'apprendimento individuale e collettivo direttamente realizzato da gruppi o comunità , senza la guida dello stato.

Concretizzata dalle persone che fanno parte della comune educativa:
alunni/e, padri-madri-educatori/trici, ex alunni/e e amici/che o persone di ideologia affine.

Ciò significa un gruppo di persone creatrici di una forza unificata che si basa sulla creatività e sugli accordi che costantemente realizzano, configurandosi sempre più come collettivo libertario, autodeterminato e autoregolato.

La scuola autogestita risolve il conflitto fra scuola-privata religiosa e scuola- pubblica; ambedue fautrici di un sistema sociale capitalista e fascistoide. Come scuola autogestita si oppone all' uniformità e alla burocraticità crescente che promuove l'educazione statale.

Suppone un guadagno paritario, senza lucro privato e nemmeno specialisti privilegiati.

Uno dei suoi obbiettivi è quello di non servire il capitalismo privato e la burocrazia statale. Un altro è lasciare ai suoi protagonisti l'elaborazione del processo culturale realizzato fra tutti/e, escludendo qualsiasi privilegio.

Un'educazione autogestita si basa tra l'unione indissolubile di lavoro e sperimentazione, gioco e riflessione, teoria e pratica, attività manuali e intellettuali, esperienze e vicissitudini personali di qualsiasi tipo: definizione di quelle negative al fine di maturare un processo di crescita personale e collettiva.

Quest'educazione si oppone:

all' educazione classista/produttrice/competitiva/discriminante e castrante, proponendo un'educazione INTEGRA e PARITARIA.

Quest'educazione libertaria si basa sull'aiuto reciproco, stimolando e accettando la diversità e la creatività di ogni persona. La ricchezza di differenze individuali si oppone all'uniformità della produzione a catena, alla massificazione e alla robotizzazione degli esseri umani. L'iniziativa personale, e il non sottomettersi alle autorità, deve essere il sostentamento della dinamica educativa, eliminando così indottrinamenti da parte dell'autorità che li produce.

Le funzioni degli/lle educatori/trici saranno quelle di far rinascere la necessità di recupero e arricchimento della curiosità nei confronti del mondo e delle persone e alle loro forme di comunicazione, pensiero e interessi. L'iniziativa personale e non il culto dell'autorità, sarà il fondamento alla relazione culturale ed educativa. Così finalmente si terminerà di designare qualsiasi ruolo autoritario ed il sottomettersi ad esso.

L'educatrice o l'educatore sarà colei o colui che sentirà la necessità di recuperare o arricchire la sua curiosità verso il mondo, tralasciando ogni limitazione di tempo e convivendo con altri adulti, bambini/e e giovani. Rispettando le diverse forme di comunicazione e organizzazione, sviluppando una libera influenza fra educazione infantile, giovanile e adulta. Conseguendo che non vi sono differenze d'età impossibili da superare poiché tutti sperimentiamo la stessa curiosità e la necessità di soddisfarla.

La scuola libera è contro il totalitarismo ideologico e l'educazione religiosa, difende la libera espressione e la critica costante ad una pluralità d'idee, di modo che ogni persona possa sempre rifare la propria concezione del mondo e della vita, e s'interessa ad ogni cultura, di modo che, l'apprendimento permanente delle persone si converte in un tramite per il quale una società autogestita si forma e si ricrea costantemente.

Si preoccupa che:

- I compiti educativi e d'apprendimento vengano rivolti ai suoi protagonisti quindi le persone e i gruppi che la configurano.

- Vi sia integrazione fra attività manuale e intellettuale.

- Vi sia distribuzione paritaria dell'apprendimento: la stessa educazione per tutti/e !

- Si difenda l'apprendimento dei diritti e delle libertà individuali e collettive.

- Vi sia sviluppo costante di critica al sistema.

- Vi sia sperimentazione costante di nuove forme di apprendimento e educazione.

- Vi siano relazioni personali basate sul rispetto reciproco, l'aiuto e la solidarietà

- Vi sia un rifiuto costante della violenza in ogni sua forma: fisica, verbale, mentale, psicologica. A tutti i livelli, da interpersonale a gruppi, sia sociale che nazionale e internazionale.

- Sia difesa la personalità di ciascuno/a; ciò richiede tolleranza, difesa dell'autostima, rispetto del ritmo dello sviluppo e d'apprendimento, accettazione affettiva e dialogo logico e ragionato.

- Siano facilitati i metodi necessari a sviluppare l'autoapprendimento; insegnando a ragionare e progettare il proprio sapere per trasmetterlo alle persone che lo necessitano o lo desiderano.

- Venga sviluppata l'autonomia personale, affettiva e intellettuale, per autodeterminarsi e autogestirsi.

- Si eviti lo sfruttamento degli alunni, i quali sono sottoposti ad un'orario scolastico eccessivo e ad una costante competizione con la finalità di raggiungere e occupare posti di privilegio nella società.

- Vi sia assenza di confessione ideologica, dottrinale e di ogni tipo di dogmatismo.

- Ognuno possa progettare secondo le sue possibilità e si sviluppi secondo le sue necessità.

- Sia praticata la difesa dei valori anarchici: l'uguaglianza, la solidarietà, la libertà, l'aiuto reciproco, la giustizia e la ricerca costante della felicità.

La scuola libera, pretende di formare una serie di persone con una struttura mentale diversa da quella che il sistema autoritario propone. Per facilitare ai e alle bambini/e-persone in formazione, in maturazione e sviluppo, la possibilità di evolvere la società attuale, vivendo e lottando in modi diversi, potenziando in questo modo un progresso sociale e una diminuzione di pianificazioni, pensieri e azioni fascistoidi, delle quali ne è piena la società attuale.

Link: http://isole.ecn.org/molino/cli/testi/method.htm

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